mercoledì 13 maggio 2009

Royal Rumble... Fatti non pugnette !

In questi giorni di "fuoco" ho avuto modo di assistere ai vari monotoni, tetri e cabarettistici comizi in piazza dante.
Cè chi fa riferimento all'isola dei famosi, chi a museruole; chi, da candidato sindaco, sembra fare la presentazione ad un candidato al consiglio comunale; chi ha parlato in "vernacolo" e chi ha recitato la parte del moralista nonostante il suo curriculum.
Di prospettive e programmi neanche l'ombra (c'era da aspettarselo). Si è lasciato spazio alle offese ad attacchi e controattacchi, elementi ritenuti probabilmente "indispensabili" per la politica francavillese. Insomma un "tutti contro tutti", una sorta di ROYAL RUMBLE del Wrestling!
L'acidità di stomaco è venuta un po a tutti, non solo al mio amico Michele.

Giovedì 14 maggio il "Royal Rumble" continua in piazza! QuartoCanale Radio ha organizzato un confronto pubblico tra gli aspiranti primi cittadini. Tommaso Resta, Antonio Di Nunzio(non me ne voglia se non l'ho inserito nell'immagine satirica), Mario Filomeno, Luigi Galiano e Vincenzo della Corte.
Sicuramente una ghiotta occasione, unica nel suo genere, per ascoltare, capire e scegliere chi, secondo i francavillesi, merita di sedere sulla poltrona "scottate e scomoda" del primo cittadino.
Intanto ripropongo al futuro sindaco (indipendentemente dal coloro politico che sia) l'interesse, oltre agli svariati problemi della città, particolarmente alle Politche Giovanili.
La possibilità di inserire nell'esecutivo un assessore giovane che faccia da tramite tra noi ragazzi e la cosa pubblica, che sia portavoce delle nostre istanze è certamente una cosa da non sottovalutare.

Buone Elezioni

...e spero che il Royal Rumble termini presto... "Fatti non pugnette"!
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venerdì 13 marzo 2009

Il Fine di una nazione in declino


di Antonio De Franco

I radicali hanno avanzato una discussione sul testamento biologico e l'eutanasia secondo una proposta che offende i principi liberali.
Purtroppo le regole illiberali imposte dalla imperante gerontocrazia italiota vietano che questo giudizio sia notiziabile, per cui è censurato.
Pannella è pur sempre Pannella! E guai a chi lo contraddice, soprattutto all'interno della sua ("sua" nel vero senso del possessivo) formazione politica.

I radicali propongono un "testamento biologico" cioè la indicazione delle ultime volontà sul trattamento sanitario che si desidera avere quando non si sarà più capaci di badare a se stessi e anche se si giungesse al punto da non essere più capaci di intendere e volere.
Il punto dolente, in quanto assolutamente illiberale, è che lo propongono con efficacia automatica (ipso jure).
In tal modo lo Stato si dovrà e si potrà far carico di garantire la applicazione delle ultime volontà di fine vita del cittadino. Le persone care del cittadino malato terminale, senza speranza di guarigione, in coma irreversibile, ecc. saranno sollevate dalla responsabilità di decidere. L'interessato ha già deciso per loro.

A sua volta l'unica tutela che ha questa persona è l'espressione di una sua volontà datata. Volontà che per le più diverse ragioni applicative (si pensi a persona care assenti o inesistenti o a provvedimento di indirizzo della P.A.), potrà essere messa in atto anche dai sanitari (la tecnica in quanto potere).
Insomma in nome del liberalesimo si pretende di restituire allo Stato - sia pure in una situazione specifica ma la specificità non è un buon motivo per ammettere una eccezione - il potere di ficcare il naso nel privato e personale dei cittadini.

Una cultura autenticamente libertaria riuscirebbe a comprendere che non è la legge tout court ad assicurare la libertà del cittadino. Tanto ciò è vero che nello sviluppo storico della democrazia liberale si è intrapresa la strada dello "stato di diritto" proprio per scongiurare il rischio della dittatura della maggioranza che la stessa democrazia comporta.
Solo la legge che prevede controlli e vincoli ai poteri forti è garanzia di libertà del cittadino. Ciò vale anche per il fine vita, e i Radicali sembrano averlo dimenticato.

Nel caso del fine vita il "potere forte" da tenere sotto controllo e bilanciare è quello della tecnica (se il medico non infilasse il tubo il problema non si porrebbe affatto!!!). Per farlo non si deve dare forza ad un potere ancora più invasivo cioè quello dello Stato bensì si deve chiamare in causa il potere indipendente preposto tradizionalmente al bilanciamento dei poteri: la magistratura.
Qui la questione comincia ad avere il sapore di antico; non abbiamo bisogno di inventarci nulla.
La dottrina giuridica ha sempre previsto una avocazione al magistrato (il giudice tutelare) nel caso in cui si avvertiva il bisogno di tutelare un soggetto in condizione di incapacità al fine di difenderlo dalla società potenzialmente ostile che poteva approfittare di quella sua condizione.

E' anche il caso della persona in coma irreversibile, malato terminale impossibilitato a suicidarsi, ecc. Costei è incapace al pari di un minore o di un minorato per cui le cose che lo riguardano, quindi, vanno avocate innanzi ad un magistrato.
Allora il testamento biologico può anche andare bene (anche se nella gran parte dei casi è perfettamente inutile in quanto le persone care e vicine possono ben esprimere e riportare la volontà dell'incapace) ma non può prescindere dal vaglio del Giudice Tutelare cioè dell'autorità terza, indipendente e al di sopra delle parti.

Quello che è inconcepibile ed inaccettabile sotto il profilo del pensiero e della pratica liberale è che la volontà dell'individuo possa essere delegata alla pubblica amministrazione che è una emanazione del potere esecutivo, in un contesto, peraltro, in cui opera a braccetto col più pericoloso potere della tecnica (più pericoloso in quanto esso non soggiace alla verifica del consenso come - ma nei paesi normali, non guardate all'italia che si rischia di restare strabici - accade per i politici).

Insomma sarà il Giudice Tutelare che verificherà che la malattia è incurabile, che le cure sanitarie sono solo inutile accanimento, per cui emetterà su richiesta della persona cara, del parente o anche del medico un pronunciamento di facoltà alla interruzione dei trattamenti che il richiedente si incaricherà di praticare. La persona priva di persone care o parenti dovrà avere un curatore che possa provvedere alla bisogna nominato obbligatoriamente su segnalazione degli operatori sociali o sanitari dal Giudice Tutelare.
Ovviamente la legge non deve introdurre presunzioni legali su ciò che è trattamento sanitario.

Il Giudice Tutelare deve decidere sulla base della attualità delle conoscenze mediche generalmente accettate per cui il magistrato - come già avviene per altri settori ove i giudici godono dell'ausilio della conoscenza specialistica - disporrà dell'ausilio di esperti di medicina che gli diano queste indicazioni volta per volta (ciò che a mattina è inguaribile diventa guaribile la sera), esperti che non devono avere nulla a che fare con i sanitari che hanno in trattamento la persona oggetto della valutazione da parte del Magistrato.

Occorre solo una legge che preveda l'intervento del giudice tutelare. Per il resto le leggi vigenti sono sufficienti a disciplinare il fine vita evitando di introdurre pericolose modernità in odore del più bieco statalismo.

Antonio De Franco

martedì 24 febbraio 2009

Franceschini: il solito antiberlusconismo


Doveva tentare di salvare il salvabile del Pd, dopo che Veltroni, con la sua linea succube dell’antiberlusconismo più trito, era venuto meno ad ogni proposito riformista. E Dario Franceschini ha pensato bene di usare slogan più oltranzisti di quelli di Di Pietro. Ha un mandato a termine, messo lì dagli oligarchi del partito giusto per sopravvivere fino alle europee ed amministrative di giugno, e poi vedere che cosa accadrà al congresso di ottobre. E si è auto-proclamato leader vero, azzerando gli organismi di vertice e regionali. Ha pensato bene di giurare sulla Costituzione, quasi fosse (anche lui!) un novello Obama. Non disponendo di quella di Lincoln, è andato a casa sua, a Ferrara, esibendo una copia “appartenuta al padre partigiano”. E già che c’era ha colto l’occasione per un nuovo attacco a Berlusconi e al centrodestra colpevoli, secondo lui, di mettere a repentaglio i diritti fondamentali del Paese.

Complimenti a Franceschini: se lo prendessimo sul serio dovremmo dire che ha sbagliato tutto. Ma siccome è davvero arduo attribuire credibilità a questo modesto guardiano del bidone dei Democratici, allora è giusto definire patetiche le sue prime mosse. Eterno numero due, vissuto politicamente nell’ombra prima dei capi storici della sinistra Dc, poi di Veltroni, Franceschini sembra non aver capito che deve il suo ruolo transitorio solo al fatto che il suo ex segretario ha abbandonato precipitosamente la scena dopo una serie impressionante di sconfitte. Ed alla circostanza che uno come lui tornava comodo agli eterni maggiorenti del partito per predisporre le loro manovre in attesa di tempi migliori, se mai verranno.

Una nomenklatura vecchia e sfibrata da mille rancori e giochi di potere indecisa se sfidarsi ora nell’ultima guerra, ormai ad eliminazione, oppure andare ad una scissione tra ex comunisti ed ex dc. La fine del Partito democratico. Una scelta, quella di eleggere lui, che ha evitato gli imbarazzi di primarie e di una resa dei conti immediata.

Una scelta per non scegliere. “Adottato dalle correnti per salvare il salvabile”, Dario ha però deciso di indossare gli abiti di Churchill o di Napoleone. Presumendo decisamente al di là delle proprie forze, delle prospettive del suo partito e soprattutto della propria leadership. E dunque, senza accorgersene, ha sfidato il ridicolo. Così come Veltroni nel suo discorso di addio, ha evitato ogni seria analisi sul perché dei rovesci della sinistra.

Al contrario, ha insistito sull’antiberlusconismo, il consueto rifugio di ogni oppositore per mascherare colpe e responsabilità. Se su questa linea schiererà il partito alle Europee, e tenterà di stringere le alleanze per le amministrative, rischia di lasciare il Pd perfino peggio di come lo ha trovato. Alle prese con il rischio concreto della scissione tra ex comunisti ed ex popolari, ed in vista della scelta su dove collocare il Pd in Europa, ha enunciato una bizzarra formula di una identità autonoma “ma che non potrà stare in un altro posto dove non sia il Pse”. Segretario solo perché fa comodo agli oligarchi, ha spiegato: “Deciderò da solo, senza padrini”. Su Repubblica, l’unico quotidiano che cerca di prenderlo su serio, si legge: “I suoi fedelissimi avvertono: ‘Traghettatore? Dilettante? Democristiano incolore? Vi accorgerete di quanto è determinato’”. L’unica determinazione, per ora, l’ha manifestata appunto nel rispolverare gli slogan. Approfittando del giuramento di Ferrara, un’occasione che deve essergli sembrata davvero storica, ha proclamato: “Berlusconi non ha rispetto per la Costituzione. Ha in mente una moderna forma di autoritarismo da padrone d’Italia”.

Se è vero che c’è solo una categoria di politici peggio dei comunisti, ed è quella dei cattocomunismi, il giovane Dario si appresta a fornircene ampie conferme.

venerdì 16 gennaio 2009

Faziosità o libertà d'espressione?



Quello che sta accadendo nella striscia di Gaza è terribile, e di fronte alla morte di civili e bambini serve a poco schierarsi politicamente da una parte o dall'altra, e quindi non lo farò. Il mio commento è esclusivamente su quello che è successo nella trasmissione di ieri sera, e sono pienamente d'accordo con la decisione dell'Annunziata di lasciare lo studio. E' ormai assodato che le trasmissioni di Santoro sono faziose e non equilibrate; se le si guarda, si sa già a priori la svolta che prenderanno... un po' come quando si va a vedere un film il cui finale è scontato, sai già che non avrai sorprese! Santoro non è stato solo spudoratamente (voglio essere gentile e non usare aggettivi peggiori)parziale, prendendosela oltretutto con una giornalista che sta dalla sua stessa parte, ma è stato decisamente indelicato e irrispettoso: oltre alle urla e all'accusa fuori luogo di volersi "ingraziare" una parte politica, l'ha congedata con la frase "lasciamo parlare i giovani". L'Annunziata non avrebbe potuto fare altro: si può controbattere a qualsiasi argomento, ma non si può far nulla contro la maleducazione. Ringraziamola, quindi, di essere uscita e di non averci fatto assistere a uno dei tanti osceni litigi televisivi!
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giovedì 11 dicembre 2008

Alleanze politiche: 2 poli o più?

Negli ultimi giorni si è assistiti alle dimissioni dal partito aennino del Sen. curto (come presidente provinciale) e di Giovanni Capuano (come segretario cittadino) i quali sono approdati, con il seguito del 90% degli aderenti al partito di Fini (?), nel movimento politico-culturale Alleanza Nelle Città fondato dal senatore stesso.
Il quadro politico che ormai si è delineato vede 4 forze principali concorrere verso le elezioni del 2009: a sinistra c'è il partito Democratico, perso,ancora una volta, in non si sa cosa, ed autore di un cambio di guida che ha visto uno dei più autorevoli esponenti del partito stesso oggetto di sfiducia. La sinistra radicale che già promuove vari cortometraggi con oggetto le zone degradate della città, auspica inoltre un ricambio politico anche nella espressione dei candidati (?!?!?!?!) ma che non si è ancora liberata della vecchia politica della demonizzazione dell'avversario. A destra il PDL che in verità ancora non si sa come, quando, in che modo, e con quali regole nascerà, impersonficato dal totale di FI e dai soli 3 esponenti aennini rimasti, e qui non voglio neanche commentare, che già a Luglio avevano trovato la soluzione per la candidatura a sindaco. Qui una riflessione: ancora oggi non si è trovata e neanche cercata un'occasione per poter discutere sul candidato alle amministrative di Ostuni, Brindisi e alla Provincia, come mai così tanta fretta nell'individuarla a Francavilla? E senza ascoltare l'altra metà degli aventi diritto?Sempre a destra vi è il neonato contenitore politico-culturale del Senatore Curto, che si appresta a raccogliere tutti gli esponenti che non si riconoscono nel progetto PDL, che cercano risposte agli scenari politici presenti e futuri, che cercano certezze su progetti politici e linee programmatiche da attuare, che ancora sino a oggi il nuovo partito berlusconiano non ha saputo dare, almeno a livello locale. Quali saranno le varie alleanze, i propositi futuri delle quattro forze? I "radicali" proseguono già da tempo e coerentemente su una loro linea programmatica, il Pd invece sembra diviso tra primarie o abbassarsi a chiedere l'alleanza con Filomeno e co. Alleanza per le città ha teso la mano al PDL riconoscendo in Vincenzo Della Corte il candidato sindaco, ma qui sembra che proprio il PDL respinga tale richiesta come carpito dalle dichiarazioni di Della Corte stesso e di Bungaro oggi. I prossimi mesi sicuramente saranno ricchi di colpi di scena, ma assisteremo ancora a due poli uniti o a 4 schieramenti indipendenti?

martedì 18 novembre 2008

Coupe de theatre ...

Due sono le notizie di politica locale che oggi hanno sorpreso un po tutti.

La prima riguarda l'ex Sen. Uccio Curto che abbandona Alleanza Nazionale dimettendosi da segretario provinciale del partito. La decisione è stata presa dopo un suo incontro riservato con il segretario regionale del partito Adriana Polibortone. La scelta, decisamente molto sofferta, è stata presa dopo l'abbandono dal partito da diversi esponenti politici della provincia di Brindisi e anche perchè, come da lui stesso dichiarato, "il partito di Allenanza nazionale non esiste più". Quali saranno le sue scelte future? Approderà anche lui nel partito di Storace " La Destra"così come hanno già fatto diversi suoi ex fedelissimi di An? Oppure, come suggeriscono i bene informati della politica locale, è in corso una trattativa per un suo passaggio nelle file del partito di Casini, con la promessa di una sua candidatura alla prossima competizione regionale?
Certo è che non bisognerà attendere molto per avere la risposta agli interrogativi.



La seconda notizia è la rinuncia alla candidatura a sindaco da parte
dell' Avv. Tatarano per il Partito Democratico.
"Il mio nome è stato fatto come una scelta di ripiego e non come un'indicazione unitaria del partito". Questa la motivazione data in una sua lettera indirizzata al PD che la dice tutta sulla situazione attuale all'interno del centro sinistra francavillese. Dopo la defaiance di Bianco, della Forleo, si aggiunge anche quella di Tatarano. Il segratario politico del partito democratico Maurizio Bruno minaccia le dimissioni nel caso in cui non si individui un candidato sindaco nel più breve tempo possibile. Si va verso le primarie tra i vari pretendenti? Maurizio Bruno, Gabriele Lippolis, Grazia Fanelli, Concetta Somma, Tani Roma ecc... Di certo il favorito, primarie o non, è Maurizio Bruno. Il più autorevole in grado di rappresentare la nuova linea politica del Partito Democratico di Veltroni, uno che, pur essendo abbastanza giovane, milita da molti anni nel partito ottenendo sempre notevoli risultati in termini di consensi.

mercoledì 5 novembre 2008

Verso un'America nuova con Barak Obama!

Barack Obama e' divenuto il 44° presidente degli Stati Uniti, e' il primo nero a conquistare la Casa Bianca: un risultato storico. Cosi il presidente degli Stati Uniti sul palco del Grant Park di Chicago dove la folla in delirio lo ha accolto con una pioggia di applausi: "Il cambiamento è arrivato".
In un momento difficile,(crisi finanziaria,difficolta' militari e politiche in Iraq e in Afghanistan) l'America ha scelto il cambiamento: un presidente giovane, afro-americano e relativamente inesperto, ma che e' un simbolo di speranza e che impersona il sogno americano. All'Est e al Sud, Obama s'e' imposto in alcuni Stati Chiave di questa competizione ottenendo il 52% dei suffragi. Dalle urne esce un'America nuova, che Barack Obama dovra' guidare dal 20 gennaio, quando s'insediera', fuori dalla crisi, ridandole fiducia in se stessa e restituendole la simpatia del Mondo.