martedì 19 maggio 2009

Amministrative 2009 come Angeli e Demoni?




Danilo di Castri: "Ieri Giacomo mi ha predetto la fine del film dopo dieci min dall'inizio.....ha indovinato! Il problema è che mi ha anche predetto l'esito delle elezioni!
Mi preoccupa..."

Ieri sera sono andato al cinema a vedere il film Angeli e Demoni di Ron Howard in compagnia di danilo e giacomo, bel film, ma la cosa che mi ha colpito di più però, sono state le riflessioni successive.......a finale svelato. Sostanzialmente la storia si slega partendo da una riflessione ampia quale l'accostamento tra scienza e religione entrando poi nel merito del romanzo dove si intrecciano le varie vicende legate al rapimento di 4 cardinali (probabili pontefici), i "papabili" insomma!
Le riflessioni sono partite da una vera umoristica, non credibile, ironica e sarcastica visione "Browniana" delle amministrative 2009. L'accostamento dei 4 cardinali ai 4 candidati sindaco (ne ho tralasciato uno ma non me ne voglia per carità, sono stato costretto per esigenze di copione) sembra l'ideale per raccontare il giallo " Fai e Fogghie" ambientato nella nostra città. La storia vede come pronatogosta non la più famosa piazza San Pietro bensì Piazza Dante dove i "papabili" vengono mostrati sul palco uno alla volta e tutti con il loro "marchio" in scene raccapriccianti....(e qui mi rifaccio al caro danilo) : c'è chi parla in un vernacolo rabbioso, chi vuole a tutti i costi essere moralista, chi parla di reality, chi crede di rappresentare qualcosa........Scene da "splatter".... non tanto per il sangue che volava quanto per le cascate di saliva che i poveretti sudditi di turno andavano a raccogliersi, fieri, sotto il palchetto. Qui però entra il gioco il romanzo/giallo: il 6/7 Giugno due papabili scompariranno dalla scena, rimarranno in due in una corsa contro il tempo, alla fine uno solo verrà salvato dal prode Prof. Langdon (rappresentato qui dai cittadini)............il finale sarà tutto da scoprire, ma mi piacerebbe tanto pensare se la riflessione posta da Dan Brown possa accostarsi al candidato sindaco che voterò (Luigi Galiano n.d.r.) Cioè due realtà tanto distinte come scienza e religione, possono in realtà coesistere in un armonioso e proficuo equilibrio? Moderno e antico possono rappresentare un mix perfetto per il futuro? e ancora La freschezza della gioventù e l'esperienza pluriennale potranno essere la miscela perfetta per la nostra città?

Ps un aiutino per l'ultimo interrogativo che mi sono posto.....La parte del cattivo secondo voi chi può meglio interpretarla?

lunedì 18 maggio 2009

In amore gli opposti si attraggono.

Maxischermo, musica con impianto audio da far invidia anche ai Pooh, palco addobbato con bandiere, cartelloni pubblicitari, leggio e presentatore, il vocalist Ignazio Deg, Degirolamo (candidato alla provincia).
Sembrava di star in uno studio mediaset invece che in piazza Dante a Francavilla noscia.
Massimo Ferrarese candidato alla presidenza della provincia di Brindisi con una lista tutta sua ed appoggiato da UDC e PD(C-oerenza) si è esibito come un Deus ex machina.
Troppa gente, molti curiosi, moderati applausi.
L'ex presidente di confindustria Brindisi, espone il suo programma aprendo con un "basta con la vecchia politica" (e di veterani ne ho visti molti, sopra e sotto il palco).
Ferrarese vuole una provincia che dia slancio al turismo, all'agricoltura e all'industria (aereonautica, chimica ed energia) con investimenti e nuova "occupazione". E' contro l'energia nucleare, contro anche Casini e l'Udc che il 12 mag han votato a favore della delega al governo per il rilancio del nucleare.
Infine Massimo avrà un occhio di riguardo alla cittadella della ricerca e ai vari e immaginabili problemi della provincia. Il tutto lavorando come Presidente per 12 ore al giorno.

Note:
Molta gente di sinistra(che merita grande rispetto per la coerenza politica) a metà comizio ha abbandonato la piazza, non tanto per la pioggia, ma perchè disgustata dal vedere insieme sullo stesso palco Valentina Paciullo, Maurizo Bruno e Gabriele Lippolis insieme agli avversari dell'ex alleanza nazionale,tanto odiati per molti anni.
Nel febbraio del 2008 Gabriele lippolis scriveva:

|| Febbraio '08
Parentopoli aveva fatto già intendere di che pasta fosse fatto il sen. Curto.
Oggi, dopo questo scandaloso e vergognoso video che riprende il sen. Curto alle prese con "affari internazionali", non c'è bisogno che venga accertata alcuna colpevolezza.
Il giudizio popolare è uno solo: deve andare a casa!
Noi cittadini francavillesi siamo stanchi di tutte le ingiustizie compiute in questi anni.
Una nuova fase deve iniziare.
"Con sdegno", Gabriele Lippolis. ||

Sul maxischermo scene da Giulietta e Romeo, un grande amore sbocciato all'improvviso in Francaville Fontown.
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venerdì 15 maggio 2009

Una Corrida poco piccante


Chi ieri era presente in piazza, forse si sarà un pò annoiato, ma certamente avrà avuto modo (anche per chi di politica non si è mai interessato) di analizzare la figura ed il programma di ogni candidato sindaco. La piazza era gremita di gente, tra curiosi e simpatizzanti che hanno assistito ad una corrida moderata e poco piccante, forse per le regole imposte alla rappresentazione e per il poco tempo a disposizione che non ha offerto un buono e degno diritto di replica.
I 5 concorrenti in corsa verso palazzo imperiali, sembra abbiano presentato un programma unico per tutti, naturalmente caratterizzato poi da molteplici sfaccettature che le varie ideologie e i diversi percorsi politici impongono.
I problemi grossi della nostra Francavilla ormai sono sotto gli occhi di tutti, anche di chi risiede in altre realtà, e vanno dalla viabilità (con annessi i problemi di parcheggio, traffico, manutenzione della stessa rete viaria), al Centro di Carico Intermodale degno purtroppo di essere rappresentato come la nuova Neverending story in concorrenza con il palazzetto dello sport. C'è che ha citato il pallone tensostatico abbandonato ad un destino crudele e solitario. Chi ha rispolverato le proposte accantonate nei cassetti di palazzo imperiali come lo sportello unico per i cittadini (ottima idea, ce ne eravamo dimenticati!), sino ad arrivare alla discarica che almeno lì, sembra, siano d'accordo all'unanimità! La discussione ha raggiunto un picco più elevato d'interesse quando si è parlato dei giovani e delle politiche connesse, tutti e 5 hanno dichiarato di voler puntare realmente sui nuove leve e chi addirittura ha proposto l'istituzione di una delega alle politiche giovanili, precisando quasi tutti che il criterio della scelta degli assessori non sarà quella del maggior consenso, ma sarà determinante la preparazione e la capacità della persona (Vedere per credere!)
Un grande apprezzamento a Quarto Canale Radio e al Brindisino che spesso e volentieri ci deliziano con nuove e sempre apprezzate proposte!

w i Giovani

La Voce Francavillese
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mercoledì 13 maggio 2009

Royal Rumble... Fatti non pugnette !

In questi giorni di "fuoco" ho avuto modo di assistere ai vari monotoni, tetri e cabarettistici comizi in piazza dante.
Cè chi fa riferimento all'isola dei famosi, chi a museruole; chi, da candidato sindaco, sembra fare la presentazione ad un candidato al consiglio comunale; chi ha parlato in "vernacolo" e chi ha recitato la parte del moralista nonostante il suo curriculum.
Di prospettive e programmi neanche l'ombra (c'era da aspettarselo). Si è lasciato spazio alle offese ad attacchi e controattacchi, elementi ritenuti probabilmente "indispensabili" per la politica francavillese. Insomma un "tutti contro tutti", una sorta di ROYAL RUMBLE del Wrestling!
L'acidità di stomaco è venuta un po a tutti, non solo al mio amico Michele.

Giovedì 14 maggio il "Royal Rumble" continua in piazza! QuartoCanale Radio ha organizzato un confronto pubblico tra gli aspiranti primi cittadini. Tommaso Resta, Antonio Di Nunzio(non me ne voglia se non l'ho inserito nell'immagine satirica), Mario Filomeno, Luigi Galiano e Vincenzo della Corte.
Sicuramente una ghiotta occasione, unica nel suo genere, per ascoltare, capire e scegliere chi, secondo i francavillesi, merita di sedere sulla poltrona "scottate e scomoda" del primo cittadino.
Intanto ripropongo al futuro sindaco (indipendentemente dal coloro politico che sia) l'interesse, oltre agli svariati problemi della città, particolarmente alle Politche Giovanili.
La possibilità di inserire nell'esecutivo un assessore giovane che faccia da tramite tra noi ragazzi e la cosa pubblica, che sia portavoce delle nostre istanze è certamente una cosa da non sottovalutare.

Buone Elezioni

...e spero che il Royal Rumble termini presto... "Fatti non pugnette"!
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venerdì 13 marzo 2009

Il Fine di una nazione in declino


di Antonio De Franco

I radicali hanno avanzato una discussione sul testamento biologico e l'eutanasia secondo una proposta che offende i principi liberali.
Purtroppo le regole illiberali imposte dalla imperante gerontocrazia italiota vietano che questo giudizio sia notiziabile, per cui è censurato.
Pannella è pur sempre Pannella! E guai a chi lo contraddice, soprattutto all'interno della sua ("sua" nel vero senso del possessivo) formazione politica.

I radicali propongono un "testamento biologico" cioè la indicazione delle ultime volontà sul trattamento sanitario che si desidera avere quando non si sarà più capaci di badare a se stessi e anche se si giungesse al punto da non essere più capaci di intendere e volere.
Il punto dolente, in quanto assolutamente illiberale, è che lo propongono con efficacia automatica (ipso jure).
In tal modo lo Stato si dovrà e si potrà far carico di garantire la applicazione delle ultime volontà di fine vita del cittadino. Le persone care del cittadino malato terminale, senza speranza di guarigione, in coma irreversibile, ecc. saranno sollevate dalla responsabilità di decidere. L'interessato ha già deciso per loro.

A sua volta l'unica tutela che ha questa persona è l'espressione di una sua volontà datata. Volontà che per le più diverse ragioni applicative (si pensi a persona care assenti o inesistenti o a provvedimento di indirizzo della P.A.), potrà essere messa in atto anche dai sanitari (la tecnica in quanto potere).
Insomma in nome del liberalesimo si pretende di restituire allo Stato - sia pure in una situazione specifica ma la specificità non è un buon motivo per ammettere una eccezione - il potere di ficcare il naso nel privato e personale dei cittadini.

Una cultura autenticamente libertaria riuscirebbe a comprendere che non è la legge tout court ad assicurare la libertà del cittadino. Tanto ciò è vero che nello sviluppo storico della democrazia liberale si è intrapresa la strada dello "stato di diritto" proprio per scongiurare il rischio della dittatura della maggioranza che la stessa democrazia comporta.
Solo la legge che prevede controlli e vincoli ai poteri forti è garanzia di libertà del cittadino. Ciò vale anche per il fine vita, e i Radicali sembrano averlo dimenticato.

Nel caso del fine vita il "potere forte" da tenere sotto controllo e bilanciare è quello della tecnica (se il medico non infilasse il tubo il problema non si porrebbe affatto!!!). Per farlo non si deve dare forza ad un potere ancora più invasivo cioè quello dello Stato bensì si deve chiamare in causa il potere indipendente preposto tradizionalmente al bilanciamento dei poteri: la magistratura.
Qui la questione comincia ad avere il sapore di antico; non abbiamo bisogno di inventarci nulla.
La dottrina giuridica ha sempre previsto una avocazione al magistrato (il giudice tutelare) nel caso in cui si avvertiva il bisogno di tutelare un soggetto in condizione di incapacità al fine di difenderlo dalla società potenzialmente ostile che poteva approfittare di quella sua condizione.

E' anche il caso della persona in coma irreversibile, malato terminale impossibilitato a suicidarsi, ecc. Costei è incapace al pari di un minore o di un minorato per cui le cose che lo riguardano, quindi, vanno avocate innanzi ad un magistrato.
Allora il testamento biologico può anche andare bene (anche se nella gran parte dei casi è perfettamente inutile in quanto le persone care e vicine possono ben esprimere e riportare la volontà dell'incapace) ma non può prescindere dal vaglio del Giudice Tutelare cioè dell'autorità terza, indipendente e al di sopra delle parti.

Quello che è inconcepibile ed inaccettabile sotto il profilo del pensiero e della pratica liberale è che la volontà dell'individuo possa essere delegata alla pubblica amministrazione che è una emanazione del potere esecutivo, in un contesto, peraltro, in cui opera a braccetto col più pericoloso potere della tecnica (più pericoloso in quanto esso non soggiace alla verifica del consenso come - ma nei paesi normali, non guardate all'italia che si rischia di restare strabici - accade per i politici).

Insomma sarà il Giudice Tutelare che verificherà che la malattia è incurabile, che le cure sanitarie sono solo inutile accanimento, per cui emetterà su richiesta della persona cara, del parente o anche del medico un pronunciamento di facoltà alla interruzione dei trattamenti che il richiedente si incaricherà di praticare. La persona priva di persone care o parenti dovrà avere un curatore che possa provvedere alla bisogna nominato obbligatoriamente su segnalazione degli operatori sociali o sanitari dal Giudice Tutelare.
Ovviamente la legge non deve introdurre presunzioni legali su ciò che è trattamento sanitario.

Il Giudice Tutelare deve decidere sulla base della attualità delle conoscenze mediche generalmente accettate per cui il magistrato - come già avviene per altri settori ove i giudici godono dell'ausilio della conoscenza specialistica - disporrà dell'ausilio di esperti di medicina che gli diano queste indicazioni volta per volta (ciò che a mattina è inguaribile diventa guaribile la sera), esperti che non devono avere nulla a che fare con i sanitari che hanno in trattamento la persona oggetto della valutazione da parte del Magistrato.

Occorre solo una legge che preveda l'intervento del giudice tutelare. Per il resto le leggi vigenti sono sufficienti a disciplinare il fine vita evitando di introdurre pericolose modernità in odore del più bieco statalismo.

Antonio De Franco

martedì 24 febbraio 2009

Franceschini: il solito antiberlusconismo


Doveva tentare di salvare il salvabile del Pd, dopo che Veltroni, con la sua linea succube dell’antiberlusconismo più trito, era venuto meno ad ogni proposito riformista. E Dario Franceschini ha pensato bene di usare slogan più oltranzisti di quelli di Di Pietro. Ha un mandato a termine, messo lì dagli oligarchi del partito giusto per sopravvivere fino alle europee ed amministrative di giugno, e poi vedere che cosa accadrà al congresso di ottobre. E si è auto-proclamato leader vero, azzerando gli organismi di vertice e regionali. Ha pensato bene di giurare sulla Costituzione, quasi fosse (anche lui!) un novello Obama. Non disponendo di quella di Lincoln, è andato a casa sua, a Ferrara, esibendo una copia “appartenuta al padre partigiano”. E già che c’era ha colto l’occasione per un nuovo attacco a Berlusconi e al centrodestra colpevoli, secondo lui, di mettere a repentaglio i diritti fondamentali del Paese.

Complimenti a Franceschini: se lo prendessimo sul serio dovremmo dire che ha sbagliato tutto. Ma siccome è davvero arduo attribuire credibilità a questo modesto guardiano del bidone dei Democratici, allora è giusto definire patetiche le sue prime mosse. Eterno numero due, vissuto politicamente nell’ombra prima dei capi storici della sinistra Dc, poi di Veltroni, Franceschini sembra non aver capito che deve il suo ruolo transitorio solo al fatto che il suo ex segretario ha abbandonato precipitosamente la scena dopo una serie impressionante di sconfitte. Ed alla circostanza che uno come lui tornava comodo agli eterni maggiorenti del partito per predisporre le loro manovre in attesa di tempi migliori, se mai verranno.

Una nomenklatura vecchia e sfibrata da mille rancori e giochi di potere indecisa se sfidarsi ora nell’ultima guerra, ormai ad eliminazione, oppure andare ad una scissione tra ex comunisti ed ex dc. La fine del Partito democratico. Una scelta, quella di eleggere lui, che ha evitato gli imbarazzi di primarie e di una resa dei conti immediata.

Una scelta per non scegliere. “Adottato dalle correnti per salvare il salvabile”, Dario ha però deciso di indossare gli abiti di Churchill o di Napoleone. Presumendo decisamente al di là delle proprie forze, delle prospettive del suo partito e soprattutto della propria leadership. E dunque, senza accorgersene, ha sfidato il ridicolo. Così come Veltroni nel suo discorso di addio, ha evitato ogni seria analisi sul perché dei rovesci della sinistra.

Al contrario, ha insistito sull’antiberlusconismo, il consueto rifugio di ogni oppositore per mascherare colpe e responsabilità. Se su questa linea schiererà il partito alle Europee, e tenterà di stringere le alleanze per le amministrative, rischia di lasciare il Pd perfino peggio di come lo ha trovato. Alle prese con il rischio concreto della scissione tra ex comunisti ed ex popolari, ed in vista della scelta su dove collocare il Pd in Europa, ha enunciato una bizzarra formula di una identità autonoma “ma che non potrà stare in un altro posto dove non sia il Pse”. Segretario solo perché fa comodo agli oligarchi, ha spiegato: “Deciderò da solo, senza padrini”. Su Repubblica, l’unico quotidiano che cerca di prenderlo su serio, si legge: “I suoi fedelissimi avvertono: ‘Traghettatore? Dilettante? Democristiano incolore? Vi accorgerete di quanto è determinato’”. L’unica determinazione, per ora, l’ha manifestata appunto nel rispolverare gli slogan. Approfittando del giuramento di Ferrara, un’occasione che deve essergli sembrata davvero storica, ha proclamato: “Berlusconi non ha rispetto per la Costituzione. Ha in mente una moderna forma di autoritarismo da padrone d’Italia”.

Se è vero che c’è solo una categoria di politici peggio dei comunisti, ed è quella dei cattocomunismi, il giovane Dario si appresta a fornircene ampie conferme.

venerdì 16 gennaio 2009

Faziosità o libertà d'espressione?



Quello che sta accadendo nella striscia di Gaza è terribile, e di fronte alla morte di civili e bambini serve a poco schierarsi politicamente da una parte o dall'altra, e quindi non lo farò. Il mio commento è esclusivamente su quello che è successo nella trasmissione di ieri sera, e sono pienamente d'accordo con la decisione dell'Annunziata di lasciare lo studio. E' ormai assodato che le trasmissioni di Santoro sono faziose e non equilibrate; se le si guarda, si sa già a priori la svolta che prenderanno... un po' come quando si va a vedere un film il cui finale è scontato, sai già che non avrai sorprese! Santoro non è stato solo spudoratamente (voglio essere gentile e non usare aggettivi peggiori)parziale, prendendosela oltretutto con una giornalista che sta dalla sua stessa parte, ma è stato decisamente indelicato e irrispettoso: oltre alle urla e all'accusa fuori luogo di volersi "ingraziare" una parte politica, l'ha congedata con la frase "lasciamo parlare i giovani". L'Annunziata non avrebbe potuto fare altro: si può controbattere a qualsiasi argomento, ma non si può far nulla contro la maleducazione. Ringraziamola, quindi, di essere uscita e di non averci fatto assistere a uno dei tanti osceni litigi televisivi!
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